“La Responsabilità Sociale
degli Imprenditori, l’unica via per la Crescita e lo Sviluppo”, questo il tema
del seminario organizzato dal Gruppo Pugliese dell’UCID (Unione Cristiana
Imprenditori Dirigenti) svoltosi martedì 5 dicembre u.s. a Barletta presso l’ITC
“M.Cassandro”.
Eccellente il cast dei relatori, composto da imprenditori, dirigenti e liberi
professionisti, appartenenti ad aree di business diverse tra di loro, ma
convergenti su di un obiettivo comune e condiviso da tutti: quello della
Responsabilità Sociale delle Imprese (RSI) e del nuovo ruolo a cui sono chiamati
i manager.
La premessa del seminario era quella di porre l’attenzione al ruolo dell’impresa
non soltanto come attore economico, ma anche come istituzione sociale,
sottolineando l’importanza di rapporti di fiducia tra l’impresa ed i suoi
stakeholder, sia interni (azionisti, manager, dipendenti), sia esterni
(fornitori, clienti, collaboratori, partner, comunità locali, giovani, pubblica
amministrazione, ecc…).
Per realizzare questo cambio di missione, quasi di identità, tutti concordano
sulla presenza in azienda di una nuova classe dirigente, che sappia identificare
ed utilizzare al meglio nuovi paradigmi manageriali capaci di illuminare la
strada da percorrere per la crescita e lo sviluppo delle nostre aziende.
Il tema scottante e l’idea guida ambiziosa, non hanno intimorito i vari
relatori, che hanno raccolto la sfida dando il meglio di loro stessi,
interpretando il tema della RSI, basandosi sul modello della Triple Bottom Line,
famoso proprio per le tre prospettive: Economico-Finanziaria, Ambientale e
Sociale.
Per ciascuna delle tre prospettive i vari relatori hanno individuato Fattori
Critici di Successo e identificato una serie di Key Performance Indicator
necessari a creare il Rating Etico dell’azienda.
Questa nuova valutazione (Rating) si è resa necessaria in seguito alla
rivalutazione degli “asset intangibili” (capitale umano, relazionale e
strutturale) a discapito di quelli “tangibili” (denaro, mat.prime, investimenti,
manodopera, ecc…) il cui peso nella creazione del valore aziendale è ormai
ridotto ad un misero 20-30%.
L’artefice di questo cambiamento, o se vogliamo rivoluzione, è stato l’Uomo, è
lui il colpevole, egli viene quotidianamente bombardato da stimoli ed impulsi
che lo cambiano, modificando le sue conoscenze, le sue capacità e di conseguenza
i suoi bisogni, i suoi desideri e le sue aspettative.
Non c’è molto da meravigliarsi, fa parte delle regole del gioco, è la regola che
muove l’Universo. E’ la legge universale della fisica, tutto si evolve e si
sviluppa. E’ l’Evoluzione, il Progresso, non possiamo opporci o fermarlo. E’
questo “Uomo Nuovo” che spinge le aziende in cui egli lavora sulla strada
dell’Evoluzione. Il nuovo modo di fare impresa vede la centralità della persona
e della sua dignità in quanto essere umano.
Allora necessitano nuove capacità di giudizio, nuove direttive di azione, nuovi
principi di riflessione, in poche parole: un nuovo modo di fare le cose, perché
purtroppo queste “macchine pensanti” fanno del loro meglio solo quando sono
opportunamente coinvolte in progetti di cui condividano gli obiettivi e che li
vedano impegnati in prima linea, come protagonisti e non certamente come
semplici comparse.
Ecco, quindi, la necessità di nuovi modelli manageriali (dovuti al passaggio
dall’era industriale a quella della conoscenza), di eventuali sistemi
incentivanti, di trasparenza e di condivisione di obiettivi, finalizzati al bene
comune di tutti gli artefici di questo girotondo aziendale allargato (gli
stakeholder). Le aziende che si ostineranno ad ignorare i cambiamenti avvenuti
nell’Uomo e continueranno ad imporre i vecchi modelli manageriali, correranno il
rischio di perdere le loro menti migliori e di allontanare i giovani, con la
conseguenza di abbassare terribilmente la propria efficienza operativa e le
successive performance di qualità nei confronti della clientela.
In poche parole non riusciranno a resistere alla competitività creatasi ovunque
nel mercato e correranno seri rischi di default.
Le altre, invece, quelle che tra la scelta di farsi cambiare oppure di cambiare
insieme ai propri uomini, sceglieranno la seconda strada, saranno meritevoli di
raccogliere a piene mani vantaggi ed opportunità.
Ma su questa strada, non c’è posto per l’ipocrisia, chi usa espedienti di
seconda mano e agisce con la mentalità da “furbetto del quartierino”, prima o
poi incontrerà le nuove pattuglie di poliziotti, chiamati: moralità, legalità,
trasparenza, sostenibilità, ecc…, tutori di un nuovo codice della strada che non
concede sconti a nessuno, conosciuto con il nome di Etica. E’ un testo unico che
raccoglie l’Etica Individuale, quella Aziendale e quella Sociale, con
l’obiettivo di regolare, non di correggere, il capitalismo. Regolare vuol dire
utilizzare regole di comportamento animate da valori seri ed indissolubili,
basati sulla giustizia, sul primato della persona umana e sulla sua
partecipazione alle decisioni che riguardano il proprio destino.
Regole nuove in un contesto aziendale-ambientale-sociale nuovo, ecco la parola
d’ordine per il futuro.
La nuova realtà vede da un lato il consumatore, diventato più critico e più
informato, che ha delle aspettative e si fa portatore di nuove istanze sociali e
dall’altro lato l’impresa, che dovendo correre alla conquista del “consenso
sociale”, dovrà strutturarsi eticamente, attivando nuovi processi ed utilizzando
nuovi strumenti in grado di migliorare l’azienda dall’interno, in piena coerenza
con le proprie criticità sociali. Queste imprese che decideranno di
intraprendere il cammino etico-sociale dovranno prima di tutto comunicarlo,
farlo sapere a tutti, a partire dai propri dipendenti, passando per i
consumatori ed approdando agli azionisti, alle istituzioni, ai mercati
finanziari .
Il percorso è ancora lungo ma, se l’impresa non parla …nessuno dei suoi
interlocutori potrà mai sentirla!
Grazie dell'attenzione.
Ruggiero Cristallo